Vocazione imprenditore

Leadership

Il ruolo dell’imprenditore nella società moderna è forse stato sottovalutato in parte nel corso del tempo e dello svilupparsi della nostra civiltà: chi intraprendere un percorso da imprenditore è un soggetto che va ad interagire con una fitta rete di rapporti economici e sociali di un territorio, generando una reazione a catena fatta di stimoli e risposti da parte di una lunga serie di interlocutori (privati cittadini, imprese, professionisti, istituzioni..).

Il problema risiede nel fatto che l’Italia ha un sistema formativo istituzionale che prepara i giovani a svolgere ruoli subordinati. Non esiste, a ben guardare, una forma di insegnamento diffuso che punti ad affinare le doti di lungimiranza, coraggio, senso del rischio e della prospettiva, creatività, reattività, opportunità, leadership, empatia o quant’altro possa essere utile a chiunque voglia portare avanti un progetto in autonomia. Le nostre scuole ci insegnano al contrario a seguire le procedure, all’attenerci ai precetti, al delegare compiti e responsabilità sempre a un terzo soggetto.

Essere imprenditore vuol dire assumersi la responsabilità o, se vogliamo, la presunzione di poter generare così come distruggere il tessuto economico. Dove il tessuto economico cresce e si consolida, si sviluppa la cultura, il benessere e la prosperità dell’intero Paese. Quindi l’imprenditore non opera solo con fini egoistici volti al crescere del proprio tornaconto bancario e del proprio ego. Essere imprenditori vuol dire rischiare accumulare e gestire un patrimonio, vuol dire dare lavoro ad altri operatori, vuol dire generare aspettative e permettere progettualità, vuol dire essere corresponsabili dell’andamento di un’intera economia.

Occorre dunque ripensare i nostri schemi di ragionamento, vincere le nostre paure e comprendere che il successo o la disfatta delle nostre azioni sarà solo una nostra responsabilità.

Per concludere questa riflessione sul tema della formazione dell’imprenditore, vorrei citare Abraham Lincoln:

“Non si può arrivare alla prosperità scoraggiando l’impresa, […] non si può formare carattere e coraggio togliendo iniziativa ed indipendenza, non si può aiutare continuamente la gente facendo in sua vece quello che potrebbe e dovrebbe farsi da sola.”

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